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Prolungamento della scuola dell'obbligo: gli studenti con disabilità

Come più volte annunciato, la legge 20 gennaio 1999, n. 9 (Pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 21 del 27 gennaio 1999), ha prolungato la durata della scuola dell'obbligo dagli attuali 8 anni a 10 anni, vi sarà cioè un biennio in più dopo la scuola media inferiore. In sede di prima applicazione e fino alla riforma complessiva di questo settore, la durata della scuola dell'obbligo sarà comunque di 9 anni.

In prospettiva si intende giungere all'obbligatorietà dello studio fino al diciottesimo anno di età.

La legge citata (al comma 9 del primo articolo) formula una importantissima precisazione:

"Agli alunni portatori di handicap si applicano le disposizioni in materia di integrazione scolastica nella scuola dell'obbligo vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge."

Anche nel "nuovo" bienno vale cioè tutto quell'assieme di disposizioni previste per le scuole elementari e medie inferiori.

A tal fine è autorizzata la spesa di lire 4.104 milioni per l'anno 1999 e di lire 10.672 milioni a decorrere dall'anno 2000."

Disabili e università:
modificata la Legge 104/1992

La Commissione Pubblica Istruzione del Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge 3486 [Legge 28 gennaio 1999, 17] che apporta alcune modifiche alla Legge 104/1992.

Si tratta di norme volte a favorire l'iscrizione e la frequenza all'università da parte delle persone con disabilità. Le novità si possono sintetizzare come segue:

la garanzia di sussidi tecnici e didattici e di un servizio di tutorato specializzato;

l'individuazione di un docente delegato dal rettore con funzioni di coordinamento di tutte le iniziative concernenti l'integrazione nell'ambito dell'ateneo;

la possibilità di effettuare prove di esame, anche equipollenti, con l'ausilio del servizio di tutorato o con il supporto di ausili tecnici concordandone previamente le modalità con il docente.

Per l'attuazione di questa nuova legge sono previsti 10 miliardi all'anno a partire dal 1999.

Cogliamo l'occasione per ricordare che tale provvedimento nasce da una proposta avanzata circa un anno fa da alcune delegazioni di studenti che avevano partecipato ad una seduta in Parlamento loro riservata.

Tasse universitarie e disabili

Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 30 aprile 1997 ("Uniformità di trattamento sul diritto agli studi universitari ai sensi dell'art. 4 della legge 2 dicembre 1991, n.390"), pubblicato il 9 giugno in Gazzetta Ufficiale, ha per obiettivo di fissare standard minimi omogenei per servizi e prestazioni di grande rilevanza per un buon numero di studenti universitari.

Gli ambiti investiti sono quelli delle borse di studio generiche o concesse a studenti meritevoli e privi di mezzi economici, dei prestiti d'onore, dei servizi abitativi, dei contributi per la partecipazione degli studenti universitari italiani a programmi di studio che prevedano la mobilità internazionale. In buona sostanza si tratta di indicazioni a cui le Regioni e le Università si debbono attenere in fase di propria produzione normativa.

Interessanti - anche se non del tutto nuove - le indicazioni espresse da D.P.C.M. in riferimento agli studenti con disabilità.

Innanzitutto le Università statali esonerano "totalmente dalla tassa di iscrizione e dai contributi universitari (...) gli studenti portatori di handicap con un'invalidità riconosciuta pari o superiore al 66% (sessantasei per cento)"; per gli stessi soggetti le Università possono prevedere anche ulteriori forme di esonero. (art. 6 comma 3)

Un secondo aspetto riguarda la concessione delle borse di studio il cui importo "può essere incrementato nel caso di studenti portatori di handicap, al fine di consentire l'utilizzo di protesi e supporti, nonché di tutti gli interventi che agevolino la fruizione dell'attività didattica e lo studio". (art. 7 comma 2)

Infine i "servizi abitativi": il D.P.C.M. non fissa alcuna priorità né attenzione alle evidenti e peculiari difficoltà degli studenti con disabilità che possono necessitare di un supporto abitativo. Una carenza piuttosto grave, vista anche la precisione e il dettaglio di altre parti del provvedimento.

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